La storia della famiglia Pinto · Casal Velino, Cilento
Quelli che sono rimasti
Nel 2025 un giornalista tedesco arrivò nel Cilento per raccontare la crisi dell’olio. Se ne andò con un’altra storia: quella della famiglia Pinto, che da oltre un secolo produce olio extravergine a Casal Velino.

“Rares Gold des Cilento”
“L’oro raro del Cilento”: così un quotidiano tedesco ha raccontato l’olio della nostra terra. Ma dietro quel titolo non c’era solo un prodotto: c’erano la famiglia Pinto, un frantoio e una storia lunga più di cento anni.
Era venuto per raccontare una crisi dell’olivicoltura nel Cilento. Nel 2025 un giornalista arrivato dalla Germania scese lungo l’Italia fino a un angolo di Sud che pochi, dalle sue parti, sapevano collocare su una cartina: il Cilento.
Voleva documentare l’olivicoltura in difficoltà, due raccolti andati male uno dietro l’altro, il clima che cambia, i prezzi che salgono ma non bastano a ripagare le perdite.
Trovò qualcos’altro.

Trovò Casal Velino in un pomeriggio d’autunno, l’aria ancora tiepida, un profumo dolce e verde che galleggiava sulla Via Roma. Trovò un frantoio con le auto parcheggiate davanti, cariche di cassette e sacchi. Trovò Pietro Pinto al lavoro nel frantoio di famiglia e suo figlio accanto a lui.
“Era venuto per raccontare una crisi. Trovò una famiglia che, da oltre un secolo, non se n’è mai andata.”
La famiglia Pinto, prima di un’azienda
Per capire l’Oleificio Pinto bisogna tornare indietro, agli inizi del Novecento, quando da queste parti la parola “azienda” quasi non si usava. C’erano le famiglie e c’era la terra, e il rapporto tra le due era tutto.
Il Cilento di allora era una terra dura e bellissima. Si viveva di quello che il suolo concedeva: grano, fichi, legumi, ortaggi e, soprattutto, olive. L’olio non era un prodotto da mettere in vetrina. Era un bene quotidiano e prezioso.
Non siamo nati per vendere olio
Quando l’Oleificio Pinto è nato, non esisteva internet. Non esisteva l’e-commerce. Non esisteva il marketing. Esistevano gli ulivi. Esistevano le famiglie. Esistevano le raccolte.
L’olio si faceva perché era quello che la terra dava e quello che la famiglia Pinto sapeva fare. Finiva sulle tavole di casa, su quelle dei vicini, dei parenti, di chi portava le proprie olive al frantoio e tornava a casa con le sue latte piene.
“Non ci siamo svegliati una mattina pensando a come vendere. C’erano gli ulivi, le famiglie, le raccolte. L’olio è venuto di conseguenza.”
Il Cilento dentro ogni bottiglia

Casal Velino sta a centosettanta metri sul mare, in bilico tra la collina e la costa. Da qui lo sguardo scende lungo gli uliveti, raggiunge la spiaggia di Ascea, sfiora l’antica Elea e arriva fino al promontorio di Palinuro.
Il Cilento non è soltanto il posto da cui nasce il nostro olio extravergine. È una parte di ciò che la bottiglia contiene: il sole, la brezza, la terra, la fatica di coltivare su pendii difficili.
“Il Cilento non è soltanto il posto da cui viene la nostra bottiglia. È una parte di ciò che la bottiglia contiene.”
Il tempo della raccolta

Chi vuole capire davvero questo lavoro dovrebbe venire al frantoio in un pomeriggio di raccolta, quando il sole comincia a calare e il piazzale davanti all’oleificio si riempie.
Arrivano i furgoncini e le auto con i rimorchi, cariche di cassette e di sacchi. Gli olivicoltori dei paesi vicini scendono, si salutano per nome, si appoggiano ai mezzi e aspettano il loro turno.
E poi c’è il profumo. È la prima cosa che ti accoglie e l’ultima che ti lascia: un odore dolce, erbaceo, vivo. Per chi è cresciuto qui non è soltanto un odore. È il profumo dell’autunno, della casa, dell’infanzia.
“Il profumo dell’olio nuovo, per chi è cresciuto qui, è il profumo dell’autunno, della casa, dell’infanzia.”
La famiglia Pinto, da padre in figlio
C’è un sapere che non si trova nei libri e non si impara ai corsi. È il sapere di chi, guardando un ramo, capisce se le olive sono pronte; di chi sente dal profumo se l’olio sta venendo come deve; di chi, con un solo assaggio, riconosce se l’annata è giusta.
Pietro Pinto questo lavoro lo ha imparato così, da bambino, stando dietro a chi lo faceva prima di lui. E oggi, accanto a Pietro, c’è suo figlio, che osserva, prova, sbaglia, riprova, impara.
Quattro generazioni si sono passate questo testimone. Nessuna ha mollato. E ogni volta che una bottiglia viene riempita, in fondo, è tutto questo che le entra dentro.
“Quattro generazioni si sono passate il testimone. Nessuna ha mollato.”
Più di una bottiglia
Quel giornalista tedesco, alla fine, l’aveva capito. Era arrivato per raccontare una crisi e se n’era andato con il ritratto di una famiglia. Perché la storia vera, quella che resta, non è mai fatta di numeri: è fatta di persone.
Quando tenete in mano una bottiglia del nostro olio extravergine del Cilento, non state tenendo soltanto un prodotto. State tenendo una collina affacciata sul mare, un pomeriggio d’autunno, il profumo che sale dalla Via Roma, le mani di quattro generazioni che si sono passate lo stesso gesto senza mai lasciarlo cadere.
Ora che conoscete la nostra storia, scegliete da dove continuare.
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