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Piatti Cilentani

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Cosa mangiare nel Cilento:
10 piatti tipici cilentani da provare

Dai fusilli alle alici di menaica, dalla frisella ai fichi bianchi: una guida ai piatti tipici cilentani e ai sapori autentici da provare durante una vacanza nel Cilento.

In questo articolo

Fusilli · Lagane e ceci · Alici di menaica · Muzzarella nella mortella · Maracucciata
Cavatelli · Frisella · Soppressata · Frittata di cipolle · Fichi bianchi · FAQ

Cosa mangiare nel Cilento? La risposta passa dai piatti poveri della tradizione contadina, dal pesce azzurro della costa, dalla pasta fatta a mano e dall’olio extravergine d’oliva che lega ogni ricetta.

La cucina cilentana:
un viaggio tra mare, terra e tradizione

C’è una linea sottile, in Italia, che separa la cucina raccontata da quella vissuta. Nel Cilento questa linea quasi non esiste. Infatti, il cibo non è soltanto un insieme di ricette, ma un modo quotidiano di raccontare il territorio.

Tra le colline d’ulivi che scendono verso un mare ancora limpido e i borghi di pietra abbarbicati sulle alture, il cibo non è folklore da cartolina: è la lingua con cui le famiglie si parlano da generazioni. Per questo, chi si chiede cosa mangiare nel Cilento durante una vacanza scopre presto di non avere davanti un semplice elenco di ricette, ma il racconto di un intero modo di stare al mondo.

Le specialità del Cilento nascono da una terra avara e generosa insieme, da contadini e pescatori che hanno imparato a non sprecare nulla e a esaltare il poco. È la cucina povera nel senso più nobile del termine: pochi ingredienti, scelti bene, trattati con rispetto. Inoltre, non è un caso che proprio questo territorio sia considerato la culla della Dieta Mediterranea: fu nel borgo di Pioppi che il fisiologo americano Ancel Keys visse per circa quarant’anni, studiando le abitudini alimentari della popolazione locale. Da quegli studi nacque il modello che nel novembre 2010 l’UNESCO ha riconosciuto Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Pane, pasta, legumi, ortaggi di stagione, pesce azzurro, pochissima carne e, su tutto, l’olio extravergine d’oliva. Ecco, quindi, i dieci piatti tipici cilentani da cui partire per un viaggio del gusto che non dimenticherete.

Il filo conduttore

In ogni piatto cilentano
c’è sempre l’olio extravergine

Nella cucina cilentana l’olio non è un condimento tra i tanti: è il gesto che chiude quasi ogni ricetta. Infatti, un filo d’olio crudo versato all’ultimo momento è ciò che lega la terra al piatto, dal pesce ai legumi, dalla frisella alla frittata. Capire l’olio significa capire il Cilento — e questo vale per tutti e dieci i piatti che seguono.

01 · Pasta fatta a mano

Fusilli cilentani:
il primo piatto tipico della domenica

Se esiste un piatto che racconta la domenica cilentana, sono loro. Niente a che vedere con i fusilli industriali: il fusillo cilentano è una pasta lunga e cava, ottenuta avvolgendo un cordoncino d’impasto attorno a un sottile ferro da calza — in dialetto lo fierro — e poi sfilandolo, così che resti il foro capace di trattenere il sugo.

L’impasto è essenziale: semola di grano duro, acqua e tempo. Soprattutto tempo, e mani esperte. Erano, e in molte case ancora sono, le donne di famiglia a prepararli, sedute attorno al tavolo in una sorta di rito collettivo che precedeva i pranzi delle feste. La tradizione li vuole conditi con un ragù sostanzioso, spesso di maiale, talvolta di capra o castrato nell’entroterra, e una spolverata generosa di cacioricotta.

L’olio extravergine entra in scena fin dal soffritto, dove dà struttura al sugo. Tuttavia, il suo momento arriva quando un filo a crudo viene aggiunto sul piatto fumante. È quel gesto che trasforma un buon piatto di pasta in un’esperienza pienamente cilentana.

02 · Cucina contadina

Lagane e ceci:
la ricetta contadina più antica del Cilento

Pochi piatti hanno una genealogia così illustre. Le lagane — strisce di pasta larga e ruvida fatte solo con semola e acqua, senza uovo — discendono dal laganum citato dai poeti latini. Orazio, nelle sue Satire, raccontava di tornare a casa per una cena di laganum e ceci. Più di duemila anni dopo, nel Cilento, quel piatto si mangia ancora quasi identico.

Lagane e ciceri è la quintessenza della cucina contadina: i legumi in ammollo la sera prima, cotti lentamente con aglio e alloro, e la pasta tirata a mano e tagliata grossolanamente con il coltello. Per tradizione è legato alla festa di San Giuseppe, il 19 marzo. Tuttavia, sulle tavole cilentane compare tutto l’anno, soprattutto quando il freddo chiede qualcosa che scaldi davvero.

Anche qui l’olio extravergine del Cilento è protagonista: versato a crudo sulla minestra, ne arrotonda la rusticità e ne esalta il profumo. Così, un piatto umile può diventare sorprendentemente raffinato.

03 · Il mare del Cilento

Alici di menaica:
il piatto di mare più famoso del Cilento

Lungo la costa, tra Marina di Pisciotta e Palinuro, sopravvive una delle tecniche di pesca più antiche del Mediterraneo. Le alici di menaica prendono il nome dalla menaica, una rete a maglie larghe già usata in epoca greca, gettata di notte perpendicolarmente al banco di pesci. In questo modo, le maglie larghe lasciano passare le alici piccole e trattengono solo quelle più grandi: una pesca selettiva e sostenibile ante litteram.

Le barche escono al tramonto, non più di sette o otto, nelle notti di mare calmo tra aprile e luglio. Le alici, rimaste impigliate, perdono presto il sangue. Per questo, la loro carne — bianca, tendente al rosa — ha un sapore intenso eppure delicatissimo. Infine, vengono ripulite a una a una, riposte in cassette di legno senza ghiaccio e messe sotto sale in vasetti di terracotta, come da secoli.

Il riconoscimento

Le alici di menaica sono diventate nel 2001 il primo Presidio Slow Food della Campania, una battaglia portata avanti dall’allora sindaco di Pollica, il “sindaco pescatore” Angelo Vassallo. Gustatele fresche, condite con olio extravergine, aglio e prezzemolo. In alternativa, provatele sotto sale, su una fetta di pane.

04 · Specialità da scoprire

Muzzarella nella mortella:
specialità cilentana profumata di mirto

Tra le specialità del Cilento meno conosciute c’è una piccola meraviglia di ingegno contadino: la muzzarella co’ a mortedda. Si tratta di una mozzarella di latte vaccino — non di bufala — avvolta in rametti di mortella, il mirto selvatico che cresce spontaneo sulle colline cilentane, e legata in piccoli fasci.

L’origine è pratica prima ancora che gastronomica. Nell’entroterra, dove il latte di bufala scarseggiava, la mozzarella vaccina andava trasportata fino ai mercati e alle case lontane. Per questo, avvolgerla nel mirto serviva a proteggerla e a prolungarne la conservazione. Tuttavia, quel gesto nato dalla necessità si rivelò un colpo di genio: le foglie cedono al formaggio un aroma balsamico, leggermente resinoso, che lo rende inconfondibile.

Si consuma così com’è, sfilandola dai rametti, magari con pane casereccio e un filo d’olio extravergine. In conclusione, è un assaggio di Cilento allo stato puro, di quelli che restano impressi perché non li avevi mai sentiti prima.

05 · Tradizioni recuperate

Maracucciata cilentana:
il piatto antico di Lentiscosa

Ci sono piatti che hanno rischiato di scomparire e che oggi sono motivo d’orgoglio. La maracucciata, tipica di Lentiscosa — frazione di Camerota — deve il nome al maracuoccio: un legume raro e irregolare, simile a un pisello molto piccolo. Viene coltivato sui terreni collinari asciutti e assolati tra gennaio e marzo, e raccolto in piena estate.

In passato il maracuoccio era considerato “povero”, buono al massimo come mangime. Eppure, da questa umiltà è nato un piatto sorprendente: i legumi vengono macinati e cotti fino a ottenere una crema densa e corposa, dal sapore caratteristico. La nota leggermente amara viene bilanciata dalla dolcezza naturale degli amidi. Il tutto, infine, viene condito con olio extravergine, aglio e peperoncino, e spesso completato da crostini di pane.

Il riconoscimento

Il riscatto è arrivato nel 2016, quando il Maracuoccio di Lentiscosa è diventato Presidio Slow Food. Questo riconoscimento tutela una storia e una biodiversità agricola che il Cilento custodisce come pochi altri territori.

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06 · Pasta fatta a mano

Cavatelli cilentani:
pasta fresca tipica del Cilento

Se i fusilli sono la domenica, i cavatelli sono il quotidiano fatto bene. Piccoli gnocchetti allungati di semola e acqua, “cavati” con la pressione delle dita o con la punta di un coltello sulla spianatoia di legno, i cavatielli sono forse la pasta fresca più diffusa nelle cucine cilentane.

La loro forza sta nella versatilità: la superficie ruvida e la cavità trattengono qualsiasi condimento. Così, ogni famiglia ha la sua versione. Si preparano con il sugo di pomodoro semplice profumato al basilico, con un ragù della festa oppure, nella cucina povera, con i fagioli, le cime di rapa o gli altri legumi dell’orto.

Sono il piatto che si impara a fare da bambini, accanto alla nonna, e che ognuno porta con sé come ricordo di casa. Inoltre, un buon piatto di cavatelli racconta la mano di chi l’ha fatto. L’olio extravergine, a crudo o nel soffritto, ne completa il carattere rustico.

07 · Il piatto dell’estate

Frisella cilentana:
cosa mangiare in estate nel Cilento

Quando il sole picchia forte e nessuno ha voglia di accendere i fornelli, il Cilento ha la sua risposta: la frisella. È un pane biscottato a ciambella, ottenuto da pasta di grano duro cotta una prima volta, tagliata a metà e rimessa in forno fino a diventare dura e secca. Proprio per questo, poteva durare a lungo: era il pane ideale per contadini e pescatori fuori casa tutto il giorno.

Il rito è semplice e geniale. La frisella si “sponza”, cioè si bagna velocemente in acqua fredda quel tanto che basta a renderla morbida ma non molle. Poi arrivano pomodoro fresco a pezzetti, origano, sale e una cascata di olio extravergine del Cilento. È il piatto estivo per eccellenza e, inoltre, racchiude in un morso l’essenza della Dieta Mediterranea: pane, pomodoro, olio buono.

Il consiglio: provatela al tramonto, davanti al mare. Chi vuole aggiunge olive, un’acciuga o un po’ d’aglio strofinato sulla superficie. In ogni caso, l’olio, generoso, non deve mai mancare.

08 · Tradizione norcina

Soppressata cilentana:
salume tipico dell’entroterra

Il maiale, nella tradizione contadina cilentana, non si sprecava in nulla, e la sua lavorazione era un evento che coinvolgeva l’intera famiglia. Tra i salumi che ne derivano, la soppressata è il più nobile: si ottiene dai tagli magri più pregiati, tritati grossolanamente e impreziositi da una striscia di lardo al centro. Durante la stagionatura, il lardo si scioglie appena e mantiene morbido l’insaccato.

La concia prevede sale, pepe in grani o peperoncino e poco altro. Infatti, l’arte sta nell’equilibrio e nella pazienza. Dopo l’insacco viene pressata — da qui il nome — e lasciata stagionare per settimane. In alcune zone, inoltre, si conserva sotto sugna o immersa nell’olio, un metodo che ne preserva la fragranza nel tempo.

Tagliata a fette spesse, con pane casereccio e la muzzarella nella mortella, è il cuore di ogni antipasto cilentano che si rispetti. In definitiva, è la testimonianza di una tradizione artigianale che resiste, gelosamente custodita nelle cantine fresche dell’entroterra.

09 · Ricetta povera

Frittata di cipolle:
ricetta povera della cucina cilentana

Pochi ingredienti, nessuna pretesa, un risultato memorabile. La frittata di cipolle è una delle ricette più amate della cucina povera cilentana, di quelle che non figurano sui menù blasonati ma che ogni famiglia prepara con orgoglio. Uova fresche e cipolle: questo basta. Tuttavia, la riuscita dipende tutta dalla cottura lenta delle cipolle, fatte appassire dolcemente nell’olio extravergine fino a diventare quasi caramellate.

Alcune versioni aggiungono una grattata di cacioricotta o di pecorino, altre un ciuffo di erbe dell’orto. La sostanza, però, non cambia: è un piatto nato per nutrire chi lavorava nei campi, facile da preparare in anticipo e perfetto anche freddo, magari portato nei panni come pranzo all’ombra di un ulivo.

Diffusa in tutto il Cilento, dimostra una verità che attraversa l’intera gastronomia cilentana: con materie prime giuste e un buon olio, anche il piatto più umile diventa qualcosa di cui parlare.

10 · Il dolce simbolo

Fichi bianchi del Cilento DOP:
il dolce tipico da portare a casa

Chiudiamo con il prodotto-simbolo per eccellenza. Il Fico Bianco del Cilento è una varietà preziosa, ottenuta dall’ecotipo locale della cultivar Dottato, che ha trovato qui le condizioni ideali per dare frutti dolcissimi dalla buccia chiara. Probabilmente introdotto già con le colonie greche e citato fin dall’antichità romana, oggi è tra i prodotti tipici del Cilento più rappresentativi.

L’essiccazione al sole è la chiave: trasforma il fico fresco in una piccola riserva di energia e profumo. Da qui nascono i celebri fichi mbuttunati, farciti con noci o mandorle, semi di finocchio e scorze d’agrumi, talvolta ricoperti di cioccolato. Per questo, tra i souvenir gastronomici da portare a casa, i fichi bianchi sono forse il più sincero: dolci, identitari, capaci di racchiudere il sole di un’intera estate cilentana.

Il riconoscimento

Il Fico Bianco del Cilento è una Denominazione di Origine Protetta (DOP) riconosciuta a livello europeo dal 2006, riferita specificamente al frutto essiccato della cultivar Dottato.

Il Cilento si mangia,
ma soprattutto si vive

Dieci piatti, e siamo soltanto all’inizio. Il Cilento non è un territorio che si visita: è un territorio che si frequenta, si annusa, si assaggia lentamente. Ogni borgo custodisce la sua variante, ogni famiglia il suo segreto, ogni stagione i suoi frutti. Per questo, la cucina cilentana non chiede di essere ammirata da lontano, ma di essere vissuta a un tavolo di legno, con le persone giuste e senza fretta.

Programmare le proprie vacanze nel Cilento intorno al cibo significa scegliere un viaggio fatto di incontri veri: il pescatore che all’alba scarica le alici al porto, la signora che ancora tira le lagane a mano, il norcino che apre la cantina e taglia la soppressata. In questo senso, è un’Italia che resiste, e che proprio per questo vale doppio.

In questo paesaggio di sapori, l’olio extravergine è il filo conduttore silenzioso. È in questo solco che si inserisce Oleificio Pinto Pietro & C., storico oleificio del Cilento attivo dal 1900, che da oltre un secolo custodisce e tramanda la tradizione olearia di questo territorio. La sua produzione di olio extravergine d’oliva, ottenuto prevalentemente da olive della cultivar Salella — varietà autoctona che esprime al meglio il carattere del Cilento — è il risultato di una conoscenza che si passa di generazione in generazione. Inoltre, è la stessa cultura agricola che ha reso questa terra la culla della Dieta Mediterranea. Un olio che non è soltanto un ingrediente, ma la memoria liquida di un intero paesaggio.

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Domande frequenti

Le risposte che cerchi
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Qual è il piatto tipico più famoso del Cilento?

Difficile sceglierne uno solo, ma i fusilli cilentani conditi con ragù e cacioricotta sono tra i più rappresentativi, insieme alle alici di menaica per la cucina di mare. Entrambi, infatti, raccontano l’anima del territorio: una contadina e una marinara.

Cosa mangiare nel Cilento al mare?

Lungo la costa il protagonista è il pesce azzurro, in particolare le alici di menaica, Presidio Slow Food di Marina di Pisciotta. In estate, inoltre, è immancabile la frisella condita con pomodoro e olio extravergine, leggera e perfetta per le giornate calde.

Quali prodotti tipici comprare nel Cilento da portare a casa?

Tra i souvenir gastronomici più amati ci sono l’olio extravergine d’oliva del Cilento, i fichi bianchi essiccati, anche “mbuttunati”, le alici di menaica sotto sale, la soppressata e i legumi locali come il maracuoccio di Lentiscosa.

Dove mangiare i piatti tipici cilentani?

Le trattorie e gli agriturismi dei piccoli borghi dell’entroterra offrono spesso la cucina più autentica, con pasta fatta a mano e prodotti dell’orto. Sulla costa, invece, i ristoranti dei paesi di pescatori sono il posto giusto per il pesce fresco e le alici di menaica.

Qual è il periodo migliore per assaggiare le alici di menaica?

La pesca con la rete menaica si pratica nelle notti di mare calmo tra aprile e luglio. Di conseguenza, è tra la primavera e l’inizio dell’estate che si trovano le alici più fresche, anche se la versione sotto sale è disponibile tutto l’anno.

La cucina cilentana è adatta ai vegetariani?

Moltissimo. Radicata nella Dieta Mediterranea e nella cucina povera, offre numerosi piatti a base di legumi, verdure e pasta fatta in casa. Tra questi, lagane e ceci, maracucciata, cavatelli con i fagioli e frittata di cipolle.

Che differenza c’è tra la cucina cilentana e quella napoletana?

Pur appartenendo entrambe alla Campania, la cucina cilentana è più rurale e legata all’autoconsumo, con un uso importante di legumi, pasta di sola semola e olio extravergine. La cucina napoletana, invece, ha una matrice più urbana e preparazioni spesso più elaborate.

Perché l’olio extravergine è così importante nella cucina del Cilento?

Perché è il filo conduttore di quasi ogni piatto: viene usato nel soffritto e, soprattutto, versato a crudo per chiudere le ricette. Nel Cilento, culla della Dieta Mediterranea, l’olio extravergine è considerato un alimento a tutti gli effetti, non un semplice condimento.

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