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Vacanze nel Cilento:
sapori, borghi e prodotti tipici da scoprire
Mare cristallino, borghi di pietra, uliveti e cucina mediterranea: una guida ai sapori del Cilento da provare durante una vacanza tra costa, colline e tradizioni locali.
In questo articolo
Una terra unica · Olio EVO · Alici di menaica · Fichi bianchi · Muzzarella nella mortella
Vini · Legumi · Pasta a mano · Sapori del mare · Borghi · Dieta Mediterranea · FAQ
Vacanze nel Cilento significa mare, natura, borghi antichi e cucina mediterranea. Tuttavia, per capire davvero questa terra, bisogna partire dai suoi sapori.
Vacanze nel Cilento:
mare, borghi e sapori da scoprire
Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che si vivono. Il Cilento appartiene alla seconda categoria. Infatti, non basta attraversarlo: bisogna fermarsi, assaggiare, ascoltare e lasciarsi guidare dal ritmo lento dei paesi.
A sud di Salerno, dove la Campania si fa più selvaggia e silenziosa, si apre uno dei territori più autentici del Sud Italia. Qui il mare turchese delle baie incontra le colline coperte di ulivi, i borghi di pietra resistono al tempo e le tradizioni contadine non sono folklore per turisti, ma vita quotidiana. Per questo, chi sceglie le vacanze nel Cilento cercando soltanto una spiaggia scopre presto di aver trovato molto di più.
Il Cilento, infatti, si racconta soprattutto a tavola. La sua cultura gastronomica è il filo che unisce il mare alle colline, i pescatori ai contadini, il passato greco alla cucina di oggi. Ogni piatto è una storia di necessità diventata bellezza: pochi ingredienti, scelti con cura, esaltati da un olio extravergine che è l’anima di tutto.
Questo è un viaggio nei sapori del Cilento. È un itinerario pensato per chi vuole programmare una vacanza diversa, fatta di gusto, lentezza e scoperta. Mettetevi comodi: si parte.
Perché il Cilento
è una destinazione unica
Prima di tutto, il cuore di questa terra è il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: una delle aree protette più estese d’Italia, dichiarata Riserva della Biosfera e Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Si tratta di un mosaico di montagne, fiumi, gole e coste che racchiude una biodiversità rara e paesaggi capaci di cambiare nel giro di pochi chilometri, dal blu del mare al verde fitto dei boschi.
Tra costa, borghi e colline
Inoltre, lungo la costa si susseguono borghi che sembrano sospesi nel tempo: Castellabate, Acciaroli, Palinuro, Pioppi, Casal Velino. Ci sono calette nascoste, scogliere bianche e porticcioli dove i pescatori scaricano ancora il pescato all’alba. Nell’entroterra, invece, i paesi collinari custodiscono un’altra anima del Cilento: quella rurale, fatta di uliveti secolari, orti, cantine fresche e cucine dove il tempo si misura ancora con la pazienza.
A questo si aggiunge la stratificazione della storia. Alle porte del Cilento sorgono i templi dorici di Paestum, tra i meglio conservati al mondo, mentre lungo la costa si trovano gli scavi dell’antica Elea-Velia, la città dei filosofi Parmenide e Zenone. Furono proprio i Greci a portare qui la vite, l’ulivo e molte delle tecniche che ancora sopravvivono. Di conseguenza, camminare nel Cilento significa attraversare millenni di civiltà mediterranea, dove ogni sapore affonda le radici in una storia antichissima.
La culla della Dieta Mediterranea
Ed è proprio qui, tra mare e collina, che è nato uno dei concetti alimentari più importanti al mondo: la Dieta Mediterranea. Non un’invenzione di marketing, ma lo stile di vita reale di queste comunità, fatto di prodotti semplici e stagionali. Scegliere le vacanze nel Cilento significa, quindi, entrare in contatto con questa eredità ancora viva, scandita dai ritmi lenti delle stagioni e dei raccolti.
L’anima della cucina
Olio extravergine del Cilento:
il filo che lega tutto
Durante le vacanze nel Cilento, l’olio extravergine è uno dei sapori che si incontra più spesso, perché l’olivicoltura qui è antica quanto i suoi borghi. Le colline che scendono verso il mare sono coperte di uliveti che in molti casi superano i cento anni, coltivati su terrazzamenti che raccontano secoli di lavoro paziente. L’olio extravergine, qui, non è un prodotto tra i tanti: è l’ingrediente identitario, quello che definisce ogni piatto.
Tra le cultivar autoctone del territorio spicca la Salella, varietà che dà oli dal fruttato verde, dall’amaro misurato e dal piccante pulito. Proprio per questo, è ideale per esaltare il pesce, i legumi e le verdure senza coprirli. Insieme ad altre varietà locali, è la firma del paesaggio cilentano nel bicchiere e nel piatto.
In cucina il gesto è sempre lo stesso: un filo d’olio crudo versato all’ultimo, sul piatto già pronto. È lì che il Cilento si sente davvero.
Il mare
Alici di menaica:
il sapore della costa cilentana
Se c’è un prodotto che racconta il mare del Cilento, sono le alici di menaica. Il nome viene dalla menaica, una rete a maglie larghe già usata in epoca greca e ancora oggi calata di notte da una manciata di pescatori tra Marina di Pisciotta e Palinuro. In questo modo, le maglie larghe lasciano passare i pesci più piccoli e trattengono solo le alici più grandi: una pesca selettiva e rispettosa, antenata della sostenibilità di cui parliamo oggi.
Le barche escono al tramonto, nelle notti calme tra aprile e luglio. Le alici, ripulite a una a una e adagiate in cassette di legno senza ghiaccio, vengono lavorate all’alba e messe sotto sale in vasetti di terracotta, come da secoli. La loro carne, bianca tendente al rosa, ha un sapore intenso eppure delicatissimo. Per questo, sono uno dei motivi per cui vale la pena organizzare le proprie vacanze nel Cilento.
Il riconoscimento
Le alici di menaica sono state nel 2001 il primo Presidio Slow Food della Campania. Provatele fresche con olio extravergine, aglio e prezzemolo. In alternativa, assaggiatele sotto sale su una fetta di pane: un piccolo morso che da solo vale il viaggio.
Il dolce simbolo
Fichi bianchi del Cilento:
l’oro dolce del territorio
Probabilmente arrivati con le colonie greche e citati fin dall’antichità romana, i fichi bianchi sono il prodotto-simbolo dell’agricoltura cilentana. La varietà è quella dell’ecotipo locale della cultivar Dottato, che qui trova le condizioni ideali per dare frutti dolcissimi dalla buccia chiara.
Un prodotto simbolo da portare a casa
Inoltre, la lavorazione segue il ritmo del sole: i fichi vengono essiccati naturalmente fino a diventare piccole riserve di energia e profumo, capaci di conservarsi per i mesi freddi. Da qui nascono i celebri fichi mbuttunati, farciti con noci o mandorle, semi di finocchio e scorze d’agrumi, spesso ricoperti di cioccolato. Sono, quindi, tra i prodotti tipici del Cilento più amati da portare a casa come souvenir gastronomico.
Il riconoscimento
Il Fico Bianco del Cilento è una Denominazione di Origine Protetta (DOP) riconosciuta a livello europeo dal 2006, riferita al frutto essiccato della cultivar Dottato.
Specialità da scoprire
Muzzarella nella mortella:
specialità cilentana profumata di mirto
Tra le specialità meno note del Cilento c’è una piccola meraviglia di ingegno contadino: la muzzarella co’ a mortedda. Si tratta di una mozzarella di latte vaccino, non di bufala, avvolta in rametti di mortella, il mirto selvatico che cresce spontaneo sulle colline, e legata in piccoli fasci.
L’origine è pratica: nell’entroterra, dove il latte di bufala scarseggiava, la mozzarella vaccina andava trasportata fino ai mercati lontani. Per questo, avvolgerla nel mirto serviva a proteggerla e a conservarla. Tuttavia, quel gesto nato dalla necessità si rivelò geniale: le foglie cedono al formaggio un aroma balsamico e leggermente resinoso che lo rende inconfondibile.
Si gusta così com’è, sfilandola dai rametti, magari con pane casereccio e un filo d’olio extravergine. In conclusione, è il sapore di un Cilento autentico, quello che resiste lontano dai riflettori.
Da bere
Vini del Cilento:
l’eredità greca nel bicchiere
La vite, nel Cilento, l’hanno portata i coloni greci di Elea e Paestum, e da allora non se n’è più andata. Oggi la denominazione Cilento DOC valorizza i vitigni autoctoni di un territorio difficile e generoso, dove il terreno argilloso-calcareo e il clima mediterraneo regalano vini di carattere.
Bianchi, rossi e rosati da abbinare alla cucina locale
Il bianco ha come anima il Fiano, qui chiamato con l’antico nome di Santa Sofia, dai profumi floreali con note di miele e mandorla, completato da Trebbiano, Greco e Malvasia. È il vino perfetto per il pesce e per le alici. Il rosso, invece, è dominato dall’Aglianico, vitigno strutturato e longevo, con Piedirosso e Primitivo: ideale con i salumi, i formaggi stagionati e la pasta al ragù. C’è poi un rosato fresco a base di Sangiovese, da bere giovane nelle sere d’estate.
Infine, una sosta in una delle cantine del Parco, magari abbinando i vini a un tagliere di prodotti locali, è una delle esperienze di turismo enogastronomico più belle che il Cilento sappia offrire.
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La terra
Legumi del Cilento:
antiche tradizioni contadine
Nei secoli in cui la carne era un lusso, i legumi erano la proteina quotidiana del Cilento. La cucina rurale, però, ne ha fatto piccoli capolavori. Il prodotto-bandiera sono i ceci di Cicerale, talmente importanti da dare il nome al paese: sullo stemma comunale campeggia la scritta latina Terra quae cicera alit, “terra che nutre i ceci”. Piccoli, rotondi, dal colore dorato e dal sapore intenso, crescono senza irrigazione sulle colline aride e vengono ancora raccolti a mano. Sono Presidio Slow Food, perfetti nel piatto simbolo di questa zona: le lagane e ceci.
Maracuoccio, fagioli e cucina povera
Accanto a loro, inoltre, ci sono i fagioli locali e una ricetta che il Cilento ha salvato dall’oblio: la maracucciata di Lentiscosa. È una crema densa ottenuta dal maracuoccio, un legume raro e antico diventato anch’esso Presidio Slow Food. Condita con olio extravergine, aglio e peperoncino, racconta la capacità contadina di trasformare l’umiltà in sapore.
In definitiva, è la cucina povera nel senso più nobile: pochi ingredienti, tanta sapienza e quel filo d’olio finale che fa la differenza.
Pasta fatta a mano
Pasta fatta a mano:
fusilli, cavatelli e lagane
Nelle case cilentane la pasta si fa ancora a mano, con semola di grano duro e acqua, attorno al tavolo della cucina. I fusilli, lunghi e cavi, vengono avvolti uno a uno attorno a un sottile ferro da calza e conditi con ragù e cacioricotta: sono il piatto della domenica e delle feste. I cavatelli, piccoli gnocchetti “cavati” con le dita, sono invece il quotidiano fatto bene, perfetti con il sugo di pomodoro o con i legumi.
E poi ci sono le lagane, strisce di pasta larga e ruvida senza uovo, discendenti dirette del laganum citato dai poeti latini. Più di duemila anni dopo, lagane e ceci si mangiano ancora quasi identiche. Per questo, sono una prova vivente di quanto le tradizioni cilentane affondino le radici nella storia.
Per questo, ogni famiglia ha la sua mano, il suo segreto, la sua ricetta. Ed è proprio questo che rende la cucina cilentana così difficile da imitare e così bella da scoprire sul posto.
Dal pescato
Sapori del mare:
pesce azzurro, alici e cucina marinara
Con decine di chilometri di costa, il Cilento ha una cucina marinara semplice e schietta, costruita intorno al pescato del giorno. Il protagonista è il pesce azzurro, soprattutto alici, sarde e sgombri. Tuttavia, non mancano spigole, orate, polpi e calamari, cucinati senza sovrastrutture, perché la freschezza basta a se stessa.
Le ricette dei borghi di pescatori
Le ricette raccontano la vita dei borghi di pescatori: alici marinate al limone e origano, polpo lesso con olio e prezzemolo, fritture leggere, spaghetti con le vongole, baccalà alla cilentana con patate, olive e pomodori. Sono piatti dove l’olio extravergine non è accessorio ma protagonista, versato a crudo per legare e arrotondare.
C’è poi un capitolo a parte, fatto di sapori che si trovano solo qui: le alici “a maruzzella” di Pioppi, aperte e farcite di pane raffermo prima di essere arrotolate e cotte, o la frittura di paranza con il pesce piccolo della giornata. Sono piatti semplici, nati dall’economia del mare, che però rivelano una raffinatezza inattesa. In molti borghi, inoltre, è ancora possibile comprare il pesce direttamente dai pescatori al rientro in porto, all’alba, quando le cassette sono appena sbarcate.
Un’esperienza da vivere al tramonto
Infine, mangiare il pesce in una trattoria affacciata sul porticciolo, al tramonto, è una delle esperienze che restano impresse di una vacanza nel Cilento.
Dove vivere il Cilento autentico
Vacanze nel Cilento:
cinque borghi e sapori da provare
Castellabate
Borgo medievale tra i più belli d’Italia, reso celebre dal cinema, con la frazione marina di Santa Maria e il suo lungomare elegante. Tra vicoli, scorci sul golfo e piazzette panoramiche, unisce storia e dolce vita.
Da assaggiare: mozzarella e formaggi locali, accompagnati da un Cilento Bianco.
Acciaroli
Borgo marinaro dal porticciolo vivace, famoso per la longevità dei suoi abitanti e per il legame con la Dieta Mediterranea. Offre mare premiato e un’atmosfera autentica da paese di pescatori.
Da assaggiare: pesce azzurro fresco e alici appena pescate.
Pioppi
È il borgo dove visse Ancel Keys e dove nacque la teoria della Dieta Mediterranea. Ospita il Museo Vivente della Dieta Mediterranea, tappa utile per capire l’anima alimentare del Cilento.
Da assaggiare: alici “a maruzzella” e piatti di pesce della tradizione.
Casal Velino
Tra il borgo collinare e la marina con la sua spiaggia premiata, Casal Velino è il Cilento che unisce mare, agricoltura e uliveti. È anche una base ideale per scoprire la cultura olivicola del territorio.
Da assaggiare: olio extravergine d’oliva del territorio, su una semplice bruschetta.
Palinuro
Il capo, le grotte marine, la Grotta Azzurra e alcune delle acque più spettacolari del Tirreno rendono Palinuro il Cilento più scenografico. È da scoprire via mare, magari con una gita in barca.
Da assaggiare: una frittura di paranza con vista sul mare al tramonto.
Patrimonio UNESCO
Dieta Mediterranea:
un viaggio nei luoghi dove è nata
La storia comincia negli anni Cinquanta, quando il fisiologo americano Ancel Keys arrivò nel Sud Italia incuriosito da un dato: nel Cilento e in poche altre comunità del Mediterraneo le malattie cardiovascolari erano molto più rare che negli Stati Uniti. Keys scelse il piccolo borgo di Pioppi come “quartier generale” e vi visse per circa quarant’anni, studiando le abitudini alimentari della popolazione locale.
Da quelle ricerche nacque il modello che oggi conosciamo: pane, pasta, legumi, ortaggi di stagione, pesce azzurro, pochissima carne e, su tutto, l’olio extravergine d’oliva. È uno stile di vita prima ancora che una dieta, fatto di stagionalità, convivialità e movimento. Nel novembre 2010, inoltre, l’UNESCO ha riconosciuto la Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, in una candidatura condivisa tra Italia, Grecia, Spagna e Marocco.
Visitare Pioppi e il suo Museo Vivente, passeggiare tra gli uliveti, sedersi a un tavolo cilentano: è il modo più autentico per capire che la Dieta Mediterranea, qui, non è un concetto da libro ma una realtà che si tocca con mano ogni giorno.
Il Cilento non si visita soltanto.
Si assapora.
Alla fine di questo viaggio, una cosa è chiara: il Cilento non è una semplice meta balneare. È un territorio che entra dentro, lentamente, attraverso i suoi sapori. Il profumo dell’olio nuovo, il sale delle alici, la dolcezza dei fichi, il calore di un piatto di lagane e ceci condiviso a un tavolo di legno. Sono questi i ricordi che ci si porta a casa, più delle fotografie.
Programmare le proprie vacanze nel Cilento intorno al gusto significa scegliere un viaggio fatto di incontri veri, sapori autentici e tempo ritrovato. Significa lasciarsi guidare dalla terra e dal mare, e scoprire che la vera ricchezza di questi luoghi sta nella semplicità.
In questo paesaggio di sapori, l’olio extravergine è il filo conduttore silenzioso. È in questo solco che si inserisce Oleificio Pinto Pietro & C., storico oleificio del Cilento attivo dal 1900, che da oltre un secolo custodisce una delle tradizioni più importanti del territorio attraverso la produzione di olio extravergine ottenuto prevalentemente da olive della cultivar Salella — varietà autoctona che esprime al meglio il carattere di questa terra. Un olio che non è soltanto un ingrediente, ma la memoria liquida di un intero paesaggio. Quando verrete nel Cilento e sentirete quel filo d’olio che lega e che eleva, saprete di avere capito qualcosa di importante su questo angolo d’Italia.
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Quando andare in vacanza nel Cilento?
La stagione balneare va da giugno a settembre, con luglio e agosto come mesi più affollati. Per chi ama il turismo lento, la cucina e i borghi, maggio, giugno e settembre offrono clima ideale, prezzi più bassi e luoghi più vivibili.
Perché scegliere le vacanze nel Cilento?
Le vacanze nel Cilento sono ideali per chi cerca mare pulito, borghi autentici, cucina mediterranea e prodotti tipici. È una meta adatta sia a chi vuole rilassarsi sulla costa sia a chi desidera scoprire entroterra, tradizioni e sapori locali.
Cosa mangiare nel Cilento?
Tra i piatti da non perdere ci sono le alici di menaica, i fusilli e i cavatelli fatti a mano, lagane e ceci, la maracucciata, la muzzarella nella mortella e i fichi bianchi DOP. A legare tutto c’è l’olio extravergine d’oliva del territorio.
Quali prodotti tipici del Cilento comprare?
Olio extravergine d’oliva, fichi bianchi del Cilento DOP, alici di menaica sotto sale, ceci di Cicerale, maracuoccio di Lentiscosa, soppressata e vini Cilento DOC sono tra i souvenir gastronomici più rappresentativi.
Quali sono i borghi più belli del Cilento?
Tra i più amati ci sono Castellabate e Santa Maria, Acciaroli, Pioppi, Palinuro, Casal Velino e molti borghi collinari dell’entroterra. Ognuno conserva una parte diversa dell’identità cilentana.
Dove si trova il Cilento?
Il Cilento si trova nella parte meridionale della provincia di Salerno, in Campania, a sud della Piana del Sele. Comprende la costa tra Agropoli e Sapri e un vasto entroterra tutelato dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Perché il Cilento è legato alla Dieta Mediterranea?
Perché fu qui, nel borgo di Pioppi, che il fisiologo Ancel Keys studiò per circa quarant’anni l’alimentazione locale, gettando le basi del modello mediterraneo riconosciuto Patrimonio UNESCO nel 2010.
Quali vini si producono nel Cilento?
Nel Cilento, inoltre, si producono vini Cilento DOC: bianco a base di Fiano, rosso a prevalenza di Aglianico con Piedirosso e Primitivo, e rosato a base di Sangiovese. Sono vini adatti alla cucina locale.
Cosa rende speciale l’olio extravergine del Cilento?
Le cultivar autoctone, tra cui la Salella, e il microclima tra mare e collina danno oli dal fruttato verde, amaro misurato e piccante pulito. È l’ingrediente quotidiano e identitario della cucina cilentana.
Cosa vedere nel Cilento oltre al mare?
Oltre al mare, vale la pena visitare i borghi storici, gli scavi di Elea-Velia, i templi di Paestum alle porte del Cilento, il Parco Nazionale con i suoi sentieri, le grotte e i piccoli centri rurali dell’entroterra.
Il Cilento è adatto a una vacanza in famiglia?
Sì. Inoltre, offre spiagge premiate, mare pulito e poco profondo in molte baie, borghi tranquilli, agriturismi a misura di bambino ed esperienze gastronomiche e all’aria aperta adatte a tutte le età.
Dal frantoio alla tua tavola
Vieni in vacanza nel Cilento?
Scrivici. Risponde Gennaro.
Dove assaggiare i prodotti tipici, quali borghi visitare, quale olio scegliere. Siamo a Casal Velino e questa terra la conosciamo da oltre un secolo.


